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- L'Umanità gioca a calcio
Pur
non essendo un appassionato di calcio, sono rapito dalla televisione
che in questi giorni trasmette le partite del mondiale, perché
a giocare sono i migliori calciatori del mondo e sono affascinato dalle
prodezze che riescono a compiere nel contendersi e tenersi il pallone,
nel gioco di squadra e nelle decisioni che attuano in una frazione di
secondo nel tentativo di mandarlo in porta.
Mi affascina pure lo spettacolo degli spalti gremiti di migliaia e migliaia
di persone, dove i loro entusiasmi e le loro delusioni sembrano fuse
in un'unica emozione, tanto che i singoli individui si trasformano in
un solo Essere palpitante, finché la telecamera zumando mi avvicina
tanto da permettermi di distinguere i singoli personaggi. Allora scopro
l'animo clown del tifoso, la sua incontenibile gioia, l'esaltazione
che lo afferra e lo sconcerto, la rabbia. Migliaia di persone che si
affrontano emotivamente tra loro in un tifo goliardico che a volte rasenta
la follia, eppure unite assieme nel vivere novanta minuti di contesa
per un pallone.
Ed è proprio osservando quest'umanità messa insieme da
uno sport, alla quale si aggiungono le centinaia di milioni di spettatori
che dal resto del pianeta assistono e provano uguali emozioni, che mi
rendo conto che questo nostro pianeta è in realtà un unico
popolo composto sì da razze, culture, religioni diverse, ma da
un comune universale bisogno di vivere.
Come sembrano lontane di fronte a questo spettacolo le tante guerre
che si stanno combattendo, le carestie con la gente che soffre e muore,
gli Stati oppressori, coloro che sono perseguitati e prigionieri, quelli
rinchiusi nei bracci della morte e com'è inconcepibile che, mentre
milioni di noi s'infervorano per un pallone, altri progettano eliminazioni
di massa, stragi con bombe nucleari, armi chimiche e batteriologiche.
Una minoranza pronta a sterminare in grado di condizionare una stragrande
maggioranza che vuole vivere. Perché lo sappiamo, la grande sfida
dell'Uomo, come nel pallone, è l'eliminazione della povertà,
della fame e della sete, dell'emarginazione, della prevaricazione di
pochi su molti, in un'unica parola dell'ingiustizia.
Il pallone non è che un momento di gioia e divertimento, un surrogato
di felicità e tra tutta questa gente che tifa saranno milioni
quelli che le ingiustizie le subiscono, che vogliono un mondo migliore,
più equo.
Così, osservando gli spalti e quella marea di gente eccitata,
mi sono chiesto se tra loro c'e un terrorista, qualcuno di Al Qaeda
o di qualche altro gruppo del genere, perché tra le nazioni presenti
con la loro squadra ce ne sono di ogni razza e religione, di ogni paese.
Mi sono chiesto se ha una sua squadra del cuore, se ne indossa la maglietta
e se si è dipinto la faccia con i suoi colori. Un uomo che non
è lì per organizzare o mettere a segno un attentato, ma
per tifare e basta.
Mi sono domandato che uomo può essere - sempre che ci sia - uno
che ha le mie stesse emozioni di fronte ad una partita e poi ha la folle
lucidità di farsi esplodere per uccidere, oppure di piazzare
un'autobomba davanti ad un tempio di preghiera, lanciare un aereo su
di una città.
Mi sono chiesto com'è strutturata la sua mente, quale strana
alchimia riesce a dividerla in compartimenti talmente stagni e separati
da poter gioire con altri come lui e poi straziarne le carni con l'esplosivo.
E di qui, alla sua esistenza che fino al momento dell'attentato ha vissuto
condividendo con altri le strade, i negozi, le scuole, le conoscenze,
i divertimenti, le amicizie, forse anche gli affetti.
Che genere di essere, stando alle notizie secondo cui ci sono i terroristi
in "sonno", può vivere con i suoi simili, sapendo che
al momento opportuno si trasformerà in un assassino spietato?
Quale meccanismo perverso è in grado di programmarlo come una
bomba a tempo? Perché c'è qualcuno in grado di prendere
una mente che, salvo prova contraria dovrebbe avere il dono della logica,
del raziocinio, e cancellarne l'umanità, quel filo che la fa
simile a quella di tanti appartenenti ad un'unica specie. Un meccanismo
perverso messo in atto da altri uomini capaci di istillare l'odio, di
fomentare la violenza, l'intolleranza, un'incontenibile voglia di uccidere
indiscriminatamente i suoi simili, gli stessi che ha visto vivere come
lui e, in uno stadio, gioire e arrabbiarsi come lui.
Allora si devono fare delle distinzioni e dividere questi assassini
in mandanti ed esecutori e comprendere, senza accettarlo in ogni caso,
che i veri nemici non sono sempre coloro che poi si trasformano in bombe
viventi, ma coloro che li plagiano, li trasformano, insegnano l'odio,
lo stravolgono e trasformano in un atto di fede. Sono questi odiosi
capipopolo, questi detestabili religiosi di un dio artificiale costruito
per i loro interessi, fomentatori e produttori di morte, il cancro che
avvelena il pianeta.
Un cancro che non è possibile giustificare ed accettare, per
quanto diverse siano le opinioni politiche di ognuno di noi, qualcosa
da estirpare assolutamente, da combattere, da cancellare da questo Mondo
che è certamente imperfetto, spesso ingiusto e crudele, ma che
nonostante ciò, anche se troppo lentamente bisogna ammetterlo,
continua a migliorarsi e farsi più "umano". La strada
giusta è quella che dovrebbe vedere chi ha di più aiutare
chi non ha nulla, distribuire più equamente, aiutare anche gli
altri a vivere meglio. Forse, ne ho la sensazione, ma questa è
la nuova coscienza dell'Uomo, la nuova frontiera da raggiungere che
però richiede un cammino veloce con pochi discorsi e più
fatti perché con i primi si continua a morire, mentre con i secondi
si sopravvive.
paolo
carbonaio |