2 - Vento Divino.

Vento Divino, in giapponese Kamikaze. Lo troviamo nei libri di storia, il vento sacro mandato dagli dei per salvare il Giappone dall'invasione delle armate di Kublai Khan nel 1274 e nel 1281. Un intervento divino che per ben due volte ha distrutto migliaia di aggressori - i soldati della dinastia Yuan - conservando intatte e libere le isole giapponesi. Perché solo la potenza degli dei avrebbe potuto fare tanto e, questo, hanno creduto i Giapponesi per secoli e con lo stesso vento hanno battezzato i loro piloti alla fine della seconda guerra mondiale. Giovani aviatori che nel 1945 sacrificarono la vita sugli aerei Zero lanciandosi contro le navi della flotta americana. Ultima arma da mettere in campo per evitare di perdere la guerra. Per evitare di essere invasi come avrebbe voluto fare Kublai Khan sei secoli prima.
Li rivediamo prima della partenza nei vecchi filmati in bianco e nero. Volti spesso infantili, che nascondono sotto uno sguardo determinato l'angoscia di sapere che quella sarebbe stata la loro ultima giornata. Ritti in piedi con la tazza di sakè per l'ultimo brindisi. La fronte stretta nella fascia bianca e rossa. Vite da sacrificare per l'onore del Giappone in nome di Hirohito l'imperatore divino.
Rappresentavano un Paese aggressore, alle loro spalle c'era la vergogna di Pearl Harbur, gli eccidi commessi in buona parte dell'Asia, eppure, nonostante il loro fanatismo per me incomprensibile, non riesco a provare lo stesso raccapriccio che provo oggi osservando le immagini dei nuovi kamikaze che si lanciano con aerei di linea pieni di passeggeri, oppure, si fanno esplodere sugli autobus, nei mercati, nei locali pubblici.
No. Non riesco proprio a considerarli kamikaze questi assassini che non sfidano le cannonate delle navi da battaglia e nemmeno trovano dei caccia pronti ad abbatterli nei cieli di una città. Anzi, provo angoscia e rabbia paragonando le loro esibizioni televisive, lo sfoggio di AK-47 e panetti di esplosivo al plastico, agli sguardi tristi dei giovani piloti giapponesi.
Non riesco nemmeno a considerarli eroi - cosa c'entra l'eroismo nell'ammazzare civili indifesi. E non mi si venga a raccontare che il loro sacrificio è giustificato dal più nobile dei motivi, la libertà. Nemmeno riesco ad accettare giustificazioni religiose. Nessun dio e, tanto meno Allah il Misericordioso, può pretendere il suicidio dai suoi fedeli.
Posso, casomai, prendere in considerazione - non giustificare - gretti motivi economici, commerci d'armi, la destabilizzazione sistematica per arrivare al potere. Nulla di nobile, solo interessi. Fanatismo al soldo di interessi.
E i ragazzini festanti nelle strade che imitano questi nuovi falsi kamikaze, che sbandierano fucili mitragliatori, gigantografie di pazzi furiosi come Bin Laden? No, non posso considerarli come i loro eroi, come gli adulti che imitano e li circondano sfoggiando l'odio e la violenza.
Loro no. Loro non c'entrano. Sono solamente poveri e patetici burattini nati dalla sgubbia della povertà della sottocultura, dal disinteresse dei potenti. Altre vittime create da un Occidente che guarda solo i propri interessi e, da non dimenticare, dal menefreghismo di pochi sceicchi miliardari, ai quali questa situazione fa solamente comodo.

paolo carbonaio



MENU DEL SITO


Questo sito con gli scritti e le immagini che lo compongono
è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons
Creative Commons License

MENU DEL SITO


Questo sito con gli scritti e le immagini che lo compongono è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons
Creative Commons License