SETTEMBRE, ANDIAMO. E’ TEMPO DI MIGRARE.

Se un extra terreste atterrasse in Italia – diciamo un novello ET ci direbbe: Salve! Ma che bel Paese e voi cittadini come state?
Si agonizza - risponderebbe il primo interpellato, subito approvato da tutti coloro che lo circondano – però respiriamo e quindi siamo vivi – sottintendendo che lo siamo per il fisco e per l’intera classe politica che senza questi agonizzanti non esisterebbe neppure.
Oggi come oggi – continuerebbe il cittadino - siamo un po’ sotto stress, a dire il vero. Tanto che se dovessimo citare le sacre scritture, ci potremmo paragonare ad un popolo di 60 milioni di Giobbe. Comunque non riusciamo mai ad annoiarci perché giorno dopo giorno ci sono sempre sorprese nuove e non mancano anche disgrazie terribili, purtroppo, come l’ultimo terremoto per il quale tutti piangiamo, ma tutti vorremmo già ricostruire e molti hanno dato tutto se stessi col cuore e il sudore.
Qui mancherà di sicuro la certezza di sopravvivere ma mai la tenacia di aiutare e continuare.
Ma allora è un Paese da ammirare! – dichiarerebbe convinto ET.2
Si, sotto molti aspetti, Sì – confermerebbe il cittadino Giobbe – Tuttavia, la nostra resta una vita che potrei definire piena di sorprese, ma anche di certezze.
Siamo una Democrazia e questa sembra ancora una certezza, ma non riusciamo mai a votare. C’è sempre un uomo sorpresa che riesce a poggiare il suo deretano sul seggio più alto e con lui la sua corte dei miracoli personale. Quindi possiamo discutere di politica ma difficilmente farne parte e le nostre opinioni sono ignorate se non derise.
Ma ci sono altre certezze, come le accise, ad esempio. Tasse imposte per far recuperare allo Stato spese eccezionali sostenute per eventi straordinari, come i terremoti e con l’ultimo continueranno a pagarle anche i nostri pro pronipoti, ma lo faranno da Marte visto che allora sarà già colonizzato. D’altronde ci sono ancora quelle per la guerra d’Abissinia, per non parlare di mezzo secolo di terremoti e alluvioni.
In pratica, le accise sono come il pane quotidiano che non dovrebbe mai mancare a tavola e così è… Poi ci sono le pensioni sulle quali l’unica certezza è che le minime resteranno minime che più minime non si può. In compenso se ne discute molto e da tanto, mentre quelle dei politici lievitano senza ritegno come i loro emolumenti.
Altra certezza è il costo dello Stato, galattico e assolutamente indifferente anche alla minima limatina. Tanto che nasciamo già indebitati. Lo siamo già ancora in brache di nonno…
Le incertezze invece, sono modeste – continua con un’espressione da cane bastonato il cittadino – C’è una immigrazione fuori controllo per noi, ma assolutamente “vigilata” dallo Stato, tranquillo come un cieco su una barca che sta affondando, ignaro che tutto l’equipaggio si è già messo in salvo. Non passa giorno che in migliaia arrivino dall’Africa a bordo della nostra Marina Militare e c’è chi suppone che sulle coste dell’Africa del Nord nessuno si arrischi più a fare il bagno in mare nel timore di essere prelevato e trasferito in Italia, scambiato per un richiedente asilo.
Pensioni e lavoro saranno comunque una certezza anche se al momento le pensioni sono sul giro d’aria ed il lavoro è sempre più carente, ma è solo una sensazione sbagliata, ci rassicurano i nostri governanti. Balle di una opposizione falsa e inaffidabile. Il lavoro per noi lo faranno i nuovi cittadini arrivati sulle nostre coste e non solo quello. Ci pagheranno anche le pensioni!
Siamo solo degli ingrati. Gente mai soddisfatta che vive di lamenti e recriminazioni. Qui tutto funziona e migliora. Basti pensare alla nostra Sanità che va di viola, soprattutto coi sani. E poi c’è il campionato di calcio, le infinite repliche dei telefilm della Rai, i programmi di intrattenimento che paghiamo noi come se a condurli fossero personaggi speciali come Einstein, Leonardo da Vinci, Paganini o Rembrandt. Insomma non abbiamo ancora capito se abbiamo il diritto di lamentarci o se viviamo tutti in una telenovela dove anche il terrorismo islamico è solo spettacolo d’intrattenimento.
A quel punto, ET.2 avrebbe guardato il nostro Giobbe con un’espressione sconsolata dicendo: Però a guardarvi dall’alto sembrate così sicuri, felici e tranquilli. In particolare qui a Ginevra, con tanto ordine e pulizia.
Ginevra? - Avrebbe sbottato il nostro concittadino – Ma qui siamo a Roma in Italia. Ginevra è in Svizzera!
Italia? Credevo di essere in Svizzera, mannaggia! Chiedo scusa, non ci si può fidare di un navigatore acquistato come “vero affare” on line – Al che, ET.2 sarebbe risalito sulla sua astronave sparendo nello spazio. Lasciando 60 milioni di Giobbe a bocca aperta per la delusione. La stessa che si prova quotidianamente ascoltando i telegiornali.

paolo carbonaio





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