39 - Caporali

Lo so Filippo, è seccante, a volte umiliante, imbattersi in un caporale, di quelli che Totò nella sua straordinaria filosofia ci ha fatto conoscere, e si è redarguiti, messi in riga, istruiti quasi fossimo dei cretinetti poco recettivi, gente di seconda categoria, inferiori. Ma che vuoi farci?
Nella vita di ognuno di noi capita spesso di trovarsi faccia a faccia con un caporale, uno che si sente potente e superiore solo perché ha una stelletta, mezza riga appena visibile sulla manica, oppure un berretto col frontino e qualche bottone in similoro. Per non parlare di quelli che, forti e intoccabili dietro uno sportello, anche immaginario, si sentono chissà chi, e confondono lo sportello con il trono e la penna con lo scettro. Quel vetro, quell'apertura a lunetta, assumono l'equivalenza di uno scalino con tanto di tappeto rosso verso cui si guarda col naso in su, quasi con deferenza. Perché è lì che inconsciamente identifichiamo il potere, ricordo atavico di millenni di re, imperatori, dittatori, nobili, condottieri e grandi ciambellani. La classe che dà gli ordini e decide per gli altri.
Non tutti riescono o hanno la possibilità di far parte di quest'elite, molti, la maggioranza, in realtà non governano nulla, nondimeno, magari per poco, un'inezia, ottengono un pizzico di potere più degli altri ed è tra questi che troviamo la terrificante società dei caporali. Non sono generali o ministri, direttori o assessori, ma rivestono ruoli assai modesti nella pubblica amministrazione, come nelle società private, oppure in associazioni o club. E questa loro forza della consistenza delle carta velina, loro sono capaci di trasformarla in una Bolla, in un Mandato Reale che li rende importanti e potenti e al di sopra degli altri.
Mi sono spesso chiesto come fa la Natura a far nascere ogni tanto un caporale, oppure quale sia quel processo chimico che trasforma un uomo qualunque in un caporale. In parole semplici: come nascono i caporali, oppure come lo diventano.
Molto probabilmente, l'abbigliamento e l'esteriorità giocano una carta importante, così come l'essere tra i pochi che le disposizioni, anche semplici informazioni, le dà e non è costretto a chiederle. E' certamente la seduzione del potere, anche modesto, purché sia potere, che li trasforma, innalzandoli dal piano della normalità a quello della specificità che tutti devono riconoscere e rispettare.
Forse, qualcuno di questi, tolta la divisa, lasciato lo sportello e giunto a casa, viene a sua volta maltrattato dalla moglie, sminuito dalla suocera e sbeffeggiato dai figli. Nel privato non conta nulla e meno ancora comanda. Forse è la reazione di chi nel privato subisce e non è nessuno che si rivale sugli altri, si prende quelle soddisfazioni che gli sono negate o non è in grado di ottenere tra le mura domestiche.
In ogni caso, se lo sono per nascita, per rivalsa o per bisogno di emergere camminando sui piedi altrui, i caporali sono in grado con lo sguardo, il tono della voce, il fare superiore e distaccato, di amareggiarti la giornata, farti sentire inferiore o, peggio, farti saltare la mosca al naso.
Ma non te la prendere, Filippo, i caporali passano come gli acquazzoni, si dimenticano come un sassolino nella scarpa dopo che si è tolto e alla fine non lasciano nemmeno strascichi come una forte influenza. Una volta che si sono voltate loro le spalle, tornano nel nulla, soli con i loro berretti col frontino, i bottoni in similoro, gli sportelli con le feritoie. Isolati come un rametto d'ortica dove i cani ci fanno la pipì senza timore. Soli con il loro banale potere, magari col pensiero alla casa che li attende dove torneranno marmittoni come noi, comuni mortali.

paolo carbonaio



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