Caramelle dagli sconosciuti, ovvero come far addormentare il gatto.

Filippo, a memoria d'uomo non si è mai visto un gatto viziato come te che la sera pretendi una storia per addormentarti. Però, patti chiari, finita la storia spegniamo la luce e dormi senza un miagolio di protesta. Chiaro? Ora sta tranquillo e lasciami raccontare.
C'era una volta, migliaia d'anni fa, un pianeta chiamato ARRET, dove la natura era rigogliosa, il tempo sempre generoso e le stagioni si susseguivano con la regolarità di un cronometro svizzero. Un vero paradiso. Piante d'ogni varietà immaginabile ricoprivano di verde i continenti, l'aria era purissima ed il mare, i fiumi ed i laghi erano puri come un cristallo. Innumerevoli specie d'animali terrestri e marini popolavano l'intero pianeta e vivevano libere ed in completa armonia. Su ARRET tutto filava liscio come l'olio e poteva seguitare così per l'eternità, se una mattina non fosse arrivato dallo spazio uno strano veicolo che atterrò avvolto da un fumo puzzolente e un rumore assordante, facendo scappare tutti gli animali della zona e avvizzendo ogni foglia e fiore che lo contornava. Mai, da quando il pianeta si era formato nella galassia, qualcosa di tanto estraneo e scioccante aveva toccato il suo suolo.
Dal veicolo scesero due strane creature ritte sulle zampe posteriori, prive di pelliccia o squame e con una testa enorme. Erano turisti di una lontanissima galassia venuti per trascorrere il weekend facendo un safari fotografico su di un nuovo pianeta mai visitato dalla loro specie.
I due passarono il fine settimana vagando e fotografando tutto, naso per aria, espressioni sbalordite e commenti degni di una comitiva di Giapponesi a Venezia, finché, prima di ripartire, incontrarono una creatura che, a differenza delle altre, non era scappata a zampe levate incontrandoli. Era uno scimmione nell'aspetto simile a loro. Aveva le zampe anteriori con il pollice contrapposto e stava dritto in piedi. La testa, a dire il vero, era più piccola e l'espressione un po' babbea. L'animale li osservava incuriosito e per nulla timoroso dalla loro presenza e, forse rassicurato per quella loro lontana somiglianza, si avvicinò alla coppia di turisti, mostrando anche un particolare interesse per la macchina fotografica. Era l'occasione buona per farsi fotografare assieme, pensarono i due, poiché la loro macchina era priva di autoscatto. Gli insegnarono ad usare l'apparecchio e si fecero sparare un rollino completo, felici e sorridenti, come avrebbero fatto i Giapponesi di prima: sarebbe stato uno splendido ricordo del loro emozionante fine settimana.
Prima di partire, uno dei turisti, salutando lo scimmione, per ringraziarlo gli donò una manciata di caramelle. Erano dolcetti indispensabili alla loro specie, poiché la loro intelligenza, per quanto notevole, aveva il difetto di esaurirsi nel tempo, come una batteria e le caramelle contenevano un medicinale che serviva a ricaricarla.
Risaliti sull'astronave, mentre uscivano dall'atmosfera di ARRET, il turista che stava ai comandi, consegnò al compagno la scatola vuota delle caramelle che gli era rimasta nella tasca della tuta. Non erano turisti da lasciare immondizia in giro, loro!
<<Speriamo che gli siano piaciute.>> commentò con un sorriso, ricordando l'espressione contenta dello scimmione mentre le riceveva in dono.
<<Speriamo anche che non gli facciano male!>> sbottò l'altro, osservando con attenzione l'involucro. <<Gli hai dato quelle di una confezione scaduta! Lo sai che possono essere dannose se non sono freschissime!>>
<<Ho fatto una sciocchezza, scusami, ma non me n'ero accorto, mi dispiace. Le avrà mangiate tutte, ormai.>>
<<Speriamo bene!>> sospirò l'altro, assai preoccupato.
<<Ormai non possiamo farci nulla.>> dichiarò il compagno, contrito. <<Appena a casa, dobbiamo avvertire l'agenzia di viaggi. Sarà meglio se escluderanno questo pianeta dal loro menu di viaggi, almeno per qualche migliaio d'anni ancora. A proposito, come si chiama questo posto?>>
<<TERRA.>> rispose il primo, leggendo nello specchietto retrovisivo il nome del pianeta scritto sul cartello che stava piantato al Polo Nord di ARRET.
Non arrivarono più altri turisti e su ARRET le cose cambiarono talmente che, se mai i primi due fossero tornati, avrebbero trovato un pianeta completamente trasformato.
Lo scimmione si era pappato tutte le caramelle, quelle per migliorare l'intelligenza e aveva ripreso la sua vita consueta, assieme alla sua compagna. La sua era una razza tanto prolifera che dai loro figli discesero tantissimi scimmiottini ed ogni nuova generazione era diversa dalla precedente nel fisico e, soprattutto, nel carattere. Col passare degli anni, sono diventati individui senza pace, incontentabili e sempre pronti a farsi venire voglie e desideri nuovi, perché quello che li circonda non va mai bene e non è mai sufficiente alle loro continue esigenze.
Hanno scoperto come utilizzare il fuoco, inventato la ruota e, abbandonate le tane sugli alberi, hanno edificato tane sempre più affollate e alte, costruito attrezzi complicati e strani mezzi che evitano ogni possibile fatica. Col trascorrere dei secoli si sono sparsi per tutto il pianeta e durante questo lungo periodo, che solamente un'anima ingenua definirebbe evoluzione, per ogni più sciocco motivo si sono massacrati tra loro, divisi in nazioni e hanno adottato divinità che contribuiscono a renderli intolleranti e attaccabrighe. Se non hanno l'occasione di fare del male agli altri, lo fanno a se stessi, iniettandosi nelle vene porcherie o riempiendosene i polmoni. Hanno distrutto intere foreste e trivellato il terreno per estrarre un liquido puzzolente che ricorda loro il fetore emanato dal veicolo dei due turisti venuti dalla spazio -memoria ereditata dal loro capostipite - e sono riusciti persino a bucare l'ozono intorno ad ARRET, oltre che a riempire l'aria di gas velenosi ed inquinare le acque del pianeta. Dimenticati i cibi naturali e freschi, si cibano di misteriose merendine piene di coloranti con lo stesso sapore delle confezioni che le conservano e invece di bere acqua oppure succo d'uva, preferiscono dissetarsi con strani intrugli dai colori innaturali che riempiono lo stomaco di gas come palloni aerostatici. Ma non è finita qui. Abilissimi nel produrre ogni possibile lordura, non sono capaci di liberarsene e, come per la polvere nascosta sotto il tappeto, le scorie le gettano in mare, oppure le seppelliscono sotto terra, fregandosene altamente dei pesci o delle falde acquifere, come se la natura che li circonda fosse solamente un optional dell'automobile, al pari dell'autoradio. Oltre a ciò, per evitare di usare il proprio cervello, hanno ideato un marchingegno davanti a cui possono rincretinirsi guardando e ascoltando infinite sciocchezze propinate assieme a spot pubblicitari che li trasformano da liberi pensatori a individui asserviti al consumismo. Il tutto per arricchire coloro che ricchi sono già.
Nel giro di secoli questa nuova razza - perché ormai è rimasto ben poco dello scimmione originario, salvo ogni tanto l'espressione un po' ebete di chi non vuole intendere - ha trasformato l'intero pianeta, di cui si considera chissà a che titolo la razza predominante e più intelligente, in una fogna a cielo aperto e non c'è angolino più nascosto del pianeta che non celi almeno una traccia del suo passaggio, sia solo un mozzicone di sigaretta o una lattina vuota di Coca Cola.
Ora il paradiso non c'è più, molti animali sono definitivamente estinti, l'atmosfera del pianeta è compromessa, intere tribù degli attuali padroni di ARRET vivono nello spreco, mentre altre muoiono di fame e di sete e dove non cresce il grano si possono trovare semine di mine. Ci sono posti dove per raccogliere un po' d'acqua si fanno chilometri a piedi nel deserto sotto il sole, mentre in altri non è concepibile fare cento metri se non si è a bordo di un'automobile. E pensare che tutto ciò è successo per una manciata di caramelle scadute!
Ti è piaciuta la storia Filippo? Hai capito la morale? Non si accettano caramelle dagli sconosciuti. Ricordalo, amico mio. E adesso a nanna, che si è fatto tardi.

paolo carbonaio

Pubblicato nella rubrica "Sottocoperta"
del settimanale on line



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