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- Forse è meglio se tornano a casa
Forse
è meglio ritirare subito i nostri soldati dall'Iraq e che tornino
a casa, lasciando quel Paese in mano all'eroico terrorismo partigiano
irakeno. Almeno saranno al sicuro, lontani dalle bombe vigliacche che,
come pochi giorni fa, hanno appagato le speranze urlate da coloro che
inneggiano a dieci, cento, mille Nassirya.
Cosa ci stanno a fare lì, dopo tutto, se la loro dedizione, il
loro sacrificio sono considerati atti di guerra, se la loro presenza
è interpretata come una occupazione militare complice di Stati
assassini come l'America e l'Inghilterra, Paesi guerrafondai e oppressori
di popoli? Meglio che ritornino qui dalle loro famiglie, dagli amici,
prima di morire lontani da casa, visto che ormai alcuni di coloro che
hanno conquistato le poltrone del potere preferiscono dialogare amichevolmente,
mano nella mano, con dittatori come Fidel Castro o con vili assassini
come i dirigenti di Hamas. Prima che qualcuno di loro proponga di intitolare
qualche strada o qualche piazza cittadina agli eroici partigiani di
Al Qaida.
Così non vedremo più mogli e genitori straziati dal dolore,
bare ricoperte dal Tricolore tornare per essere ricevute da alcune delle
più alte istituzioni dello Stato con un cordoglio formale imposto
dalla nuova carica pubblica e nemmeno ci saranno più discussioni
retoriche farcite di falso pacifismo che ci vorrebbero estranei al resto
del mondo. Dediti solamente a coltivare l'orticello locale del modesto
potere personale, degli interessi di partito e della comunicazione pubblica.
Che importa a noi se nel resto del mondo, attorno a questo catino che
è il Mediterraneo, la gente crepa di miseria e di faide religiose
interne, se leggi primitive degne del peggiore Torquemada, che mozzano
mani e piedi o lapidano donne, continuano ad imporsi, oppure se fanatici
novelli Hitler come Ahmadinejad vogliono diventare una potenza nucleare
e sognano di cancellare dalla faccia della Terra Israele e la sua democrazia?
Siamo Israele noi? Ebrei? Già si è fatto tanto, il secolo
scorso, per liberarcene. Meglio farsi amici quegli stessi che una volta
erano alleati dei nazisti, e non mi riferisco ai fascisti nostrani,
ma agli Arabi. Ultimamente si è capito che per certuni la pulizia
etnica è costringere una popolazione ad andarsene, oppure eliminarla,
mentre quando si parla di Israele si intende invece che la sua eliminazione
è solamente un passo in più verso la Pace.
D'altronde, cos'altro dobbiamo aspettarci ancora e cosa dovrebbero attendersi
dal Paese questi nostri fratelli illusi di portare la pace in questi
Stati, quando un neo eletto parlamentare, noto per le sue eroiche spese
proletarie nei supermarket, per le sue bandiere bruciate in piazza e
che considera i nostri soldati servi dell'imperialismo, resta fuori
dall'aula della Camera dei Deputati per non essere costretto a partecipare
al minuto di silenzio in onore delle ultime vittime di Nassirya? Nulla.
Solamente il rispetto e l'amore di quei milioni di cittadini che invece
queste morti le piangono e che quelle divise le rispettano e che sanno
che vanno a rischiare la vita per aiutare altri meno fortunati di noi.
Una maggioranza, grazie a dio, che nonostante questo "onorevole"
messo su per raccattare voti nel fondo del barile dove rimangono solo
gli scarti di una cultura ottusa e incapace di riconoscere la dignità
di essere ideologicamente liberi, rende ancora degno questo nostro Paese
di essere considerato civile e democratico di fronte al resto del Mondo.
paolo
carbonaio |