PAROLE DI PAPA

Nel 2006 Papa Benedetto XVI l’aveva detto all’Università di Ratisbona, nella sua Lectio Magistralis. Ma evidentemente, dire qualcosa di sensato e storicamente vero fa male quando si rappresenta la Chiesa e il mondo cristiano, sia che se lo faccia sugli uomini che sulle anime.
Benedetto aveva parlato di “realismo” e “fideismo, che oggi di potrebbe definire come fondamentalismo, citando la Storia. Discorso che non è piaciuto all’Islam, tanto che si pretendevano le sue scuse. Qualcuno, tra i vari iman, gli aveva fatto anche una fatwa di condanna, oltre a violente manifestazioni di piazza e qualche omicidio.
D’altronde il soggetto dell’argomento non era da poco trattandosi del dibatto avvenuto nel 1391 ad Ankara tra l’imperatore Bizantino Manuele II Paleologo ed un filosofo musulmano. Discussione che alla fine non trovò intesa di opinioni, ma il contrario visto che parlando di “ragione”, in merito alla fede, l’imperatore affermava che la ragione è il fondamento filosofico di tutte le cose, mentre per il musulmano tale fondamento era inesistente poiché Allah, il suo Dio, non dipendeva dai suoi atti e poteva modificare quando voleva ed in ogni momento le leggi che regolano il mondo. Pertanto, ogni conoscenza razionale è incerta e provvisoria.
Per l’islamico non c’era relazione limitando quindi la ragione in un ambito strettamente strumentale e a comprova di ciò, sempre per il filosofo, la prova della superiorità dell’Islam sul cristianesimo era che le armate islamiche nel nome di Maometto stavano vincendo ovunque nelle loro guerre di conquista. Conquiste che poi appena nel 1683, dalla sconfitta subita a Vienna, cesseranno con le disfatte islamiche nelle battaglie e nelle guerre che seguirono. E, aggiungerei, fino ai tempi attuali nei quali questa sete di conquista si sta così barbaramente risvegliando. Benedetto, nel 2006, aveva voluto indicare all’Islam che la separazione della fede dalla ragione nell’arco della storia ha creato solo tante tragedie, portando inevitabilmente alla violenza, come oggi è ben che evidente.
Anche per uno come me, indipendente da ogni confessione religiosa in generale, qualsiasi essa sia, pare ovvio che fede e ragione (fides et ratio) non possono essere dissociate. Ma lasciamo perdere l’argomento che sarebbe troppo “ponderoso” da sviscerare e io non sono un filosofo. Non oso nemmeno dire che ho una modestissima cultura, caso mai che so qualcosina. Casualmente.
Fatto sta che le parole di Benedetto andavano interpretate “cum grano salis” e non erano un attacco o una offesa ai mussulmani. Nondimeno erano profetiche, visto quanto sta accadendo oggi. Erano un ragionamento e un invito al dialogo oltre che ovviamente alla pace tra uomini di fedi diverse. E mi fa pensare che siano state anche il germoglio del suo “rimpiazzo” contrariamente all’usuale e millenario “Morto un papa se ne fa un altro”.
Sono più di 14 secoli che nell’Islam si combatte, sia tra gli stessi islamici per motivi “religiosi”, sia nella conquista di altri Paesi non islamici per espandere il loro credo e il potere (vedi Balcani e Spagna). L’Islam stesso, nel 600 d.c. nella Penisola Arabica popolata da popolazioni nomadi senza alcuna cultura, è nato e si è sviluppato con la conquista e con il genocidio e non da concetti di pace come si vuole far credere, a meno che la pace non sia intesa come l’accettazione e la totale sottomissione ai suoi precetti. Ed è assai azzardato immaginare il profeta Maometto come una colomba della pace.
Una unificazione imposta di genti diverse avvenuta con la violenza e l’eliminazione di chi non era d’accordo. Pensare che il vero Islam, quello teocratico che radicalmente segue il Corano e i dettami del suo profeta, sia integrabile con le altre culture e confessioni è purtroppo una illusione.
E’ illusione anche pensare che i mussulmani pacifici che già convivono con noi “infedeli” siano la dimostrazione che l’Islam sia integrabile, perché questo dimostra solo che anche nella società islamica non tutti sono davvero fedeli, ferventi praticanti, ma questo avviene anche per coloro di noi che vivono ignorando le regole imposte dalle proprie appartenenze religiose o ideologiche, delle quali se ne fregano.
Ora a me sembra che quanto aveva voluto ribadire dieci anni fa Benedetto sia messo in discussione, non solo dall’Islam ma dallo stesso suo successore Francesco a nome della Chiesa, perché non passa giorno e nell’occasione di ogni attentato, che oltre a lui, ogni “benpensante” continua a fare distinguo tra buoni e cattivi islamici, insistendo che la loro fede non c’entra assolutamente nulla e che la violenza è avulsa dall’Islam perché è una fede religiosa e quindi non può essere che sinonimo di pace.
Si arriva persino a giustificare la violenza di questo ultimo periodo con motivazioni incredibili come la depressione, il bullismo patito, l’infedeltà della moglie, l’incomprensione e la ghettizzazione e fra un po’ anche l’insonnia.
Pretendere di fondere assieme il mondo giudaico-cristiano con l’Islam è come voler mischiare l’acqua con l’olio. Sono due modi di esistere diversi, l’uno basato su principi di rispetto, libertà e netta scissione tra potere temporale e potere spirituale, l’altro sulla sottomissione ad un testo che si segue pedissequamente e nel quale è regolata l’intera esistenza umana, sotto ogni suo aspetto, pratico e spirituale.

paolo carbonaio





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