Anno 2012 - Evasione fiscale...

Al Signor Presidente della Repubblica Italiana


Caro Signor Presidente
della Repubblica Italiana,

ho ascoltato e condiviso la sua dichiarazione sugli evasori fiscali e sulla loro indegnità a essere Italiani.

E’ giusto, tutti devono contribuire, come tutti devono poi poter godere dei servizi che lo Stato eroga grazie anzitutto alle tasse raccolte, ma non mi sembra giusto non anticipare le sue parole con una denuncia ben più importante: quella contro questa politica malsana che ci avvelena la vita.
Gli oceanici sprechi dell’Amministrazione pubblica, lo scarso rispetto per i diritti e la dignità del cittadino, il continuo aggravamento del peso fiscale, gli affari sporchi di certi politici, che siano o no al Governo, i loro guadagni e sprechi, le loro “agevolazioni”, la loro “a volte artefatta” litigiosità.

Se questi sono gli uomini che dovrebbero rappresentarci, lavorare per il bene comune, dioceneliberi… perché sono loro indegni di essere Italiani, ben prima del modesto cittadino che evade pochi spiccioli, forse più per sopravvivere che per ingordigia e disonestà, in confronto alle paperonesche cifre che lo Stato brucia ogni giorno.

Le differenze tra stipendi e pensioni che dividono i privilegiati dai cittadini comuni, sono una offesa non solo al buon senso, ma alla Giustizia, quella vera, non quella dei tribunali.

So che la mie parole sanno di qualunquismo e “puzzano” di ovvietà, ma bisogna pur sfogarsi ogni tanto e dire quello che si pensa e non solo al bar, denunciare uno Stato che non ci rappresenta, che sento tanto lontano da darmi la sensazione che non condividiamo lo stesso Paese, per non dire lo stesso pianeta.

E’ ora di finirla, di voltare pagina, di dare ai nostri figli e nipoti la sensazione (e non solo questa) che le cose cambiano e si spera in tempi brevi, “umani”, e non come per la Chiesa che avanza con un orologio che segna i secoli e non le ore.

Che la parte buona e onesta che ci rappresenta (e qualcuno c’è di sicuro) trovi il modo di farlo, faccia vera autocritica e si dia da fare.
Verrà mai il giorno in cui qualcuno dei nostri governanti si renderà conto che essere Onorevoli non è un titolo solo di merito e di potere, ma piuttosto un titolo di merito e di dovere?

Cordiali saluti,

Paolo Carbonaio

Trieste, aprile 2012




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