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Trieste tra immagini e storia

Trieste - Cittavecchia Cavana - 2


Ipotesi sull'origine del termine "Cavana": Il primitivo nome della Piazza Cavana era quello di “Piazza del Sale”, ricordava l'unico “Magazzino dei Sali” della Città, che si trovava esattamente dove ora c’è il Palazzo Fontana, si trattava di un caseggiato semplice, in muratura grezza, con due piccole finestre, due muri di rinforzo per contrastare la spinta laterale del sale qui immagazzinato e con un’unica porta, sopra la quale, come raccontato dallo storico Pietro Kandler, era murata una lapide, sormontata da una grande aquila, voluta dall'imperatore Carlo VI per ricordare la fondamentale vittoria sui turchi (battaglia di Zeuta, del 1697) e onorare il principe Eugenio di Savoia, valoroso suo comandante. La lapide andò distrutta con l’atterramento del magazzino nel 1821. L’etimo del termine Cavana, deriva a sua volta dal latino “cavea” = cavità, concavità, da cui in veneto cavana (termine usato ancora oggi) = terreno concavo dove I pescatori tiravano a secco le barche; poi coperte, per proteggerle dalla pioggia, dal freddo e dal sole, con foglie o paglia o meglio ancora con un tetto in legno. La toponomastica locale ci racconta Infatti come questa zona fosse abitata da pescatori: via del pesce, via della pescheria, via del sale, riva dei pescatori, ecc. (Fonte: Dino Cafagna)

Piazza Cavana - Sopra a sinistra e al centro della foto: Casa Fontana - Piazza Cavana (sotto), sino al 1829 era chiamata Piazza del Sale per un magazzino di sale che era posto in fondo alla piazza e demolito in quell’anno. Il magazzino era stato costruito nel 1714 a commemorazione della pace conclusa con i Turchi dopo la battaglia di Zeuta, vinta da Eugenio di Savoia. L’imperatore Carlo VI, per l’occasione, fece apporre una lapide che così diceva: «Il decreto di Cesare comandò che fosse posta questa lapide per la pace ristabilita al mondo dal desiderassimo Eugenio. Sia gloria a te Dio padre, Dio figlio, Dio Spirito Santo». Ceduto il magazzino al Comune che intendeva situarvi il mercato del pesce, venne venduto a Carlo d’Ottavio Fontana, il quale, al suo posto, costruì i magazzini e le botteghe attuali. La piazza venne chiamata Cavana perché da essa ha inizio la via con questo nome, che a sua volta lo assunse con tutta probabilità per l’esistenza remota di una cava in quei paraggi. In questa piazza sboccano tra altre, Via del Pesce e Via del Sale.

Edificio edificato nel 1827 su progetto di Pietro Nobile. Il progetto per casa Fontana risulta dalla rielaborazione di un disegno predisposto da Nobile nel 1813 per la costruzione di un mercato del pesce in un'altra zona della città, l'attuale piazza Hortis. L'area sulla quale venne costruito l'immobile in precedenza era occupata dal magazzino del sale, fatto erigere dall'imperatore Carlo VI agli inizi del Settecento e demolito nel 1821. L'edificio, in stile neoclassico, venne fatto costruire dal Comune che lo destinò a mercato del pesce. Al pianterreno, infatti, c'era un portico sorretto da colonne doriche, dove si svolgeva il commercio.
I due piani superiori erano ad uso di abitazione privata.

Nel 1829 il commerciante di tabacco Pietro d'Ottavio Fontana entrò in possesso del primo e del secondo piano dell'edificio; mentre nel 1831, rivelatosi insufficiente lo spazio per il mercato del pesce che venne trasferito altrove, il Comune cedette al Fontana anche il porticato. Nel 1831, su disegno di Valentino Valle, Fontana fece chiudere il porticato per ricavare dei locali da adibire a magazzino. La facciata principale, in origine, era decorata con clipei a bassorilievo e finestre sormontate da timpani rettilinei. All'interno alcuni soffitti presentano delle decorazioni ad affresco. Al secondo piano, sulla parete della scala elicoidale vi è un affresco che riproduce l'aquila e la lapide che si trovava nel demolito magazzino del sale. Si tratta di una commemorazione della battaglia di Zenta. Nel 1884 al primo piano di casa Fontana aveva sede il "Gabinetto di Minerva". Nel 1955 l'immobile era di proprietà del barone Giuseppe Morpurgo e della baronessa Lavinia Morpurgo nata Fontana. Nel 1988 l'edificio è stato interessato da lavori di ristrutturazione. In particolare al piano terra sono state realizzate opere funzionali per l'adattamento degli spazi ad ufficio bancario. (da: http://biblioteche.comune.trieste.it)

Piazza Cavana: Sopra a sinistra, su casa Hoffmann, una antica edicola settecentesca con un Cristo in croce. Sotto l'ascella del Cristo c'è conficcata una pallottola di pistola che si racconta, fu sparata nell'autunno del 1944 da un sotto ufficiale tedesco ubriaco. A destra l'insegna con lampioni della Farmacia Serravallo (Farmacia del Redentore) fondata nel 1805, che passò in proprietà al cav. Jacopo Serravallo nel 1848. Sotto l'ascella del Cristo c'è conficcata una pallottola di pistola sparata nell'autunno del 1944 da un sotto ufficiale tedesco ubriaco.

Via San Rocco (prima laterale destra di via San Sebastiano) Denominazione settecentesca a ricordo della chiesetta dedicata ai Santi Sebastiano e Rocco posta al lato sinistro della strada, dall'altro lato si trova il palazzetto de Leo, oggi Civico Museo d'Arte Orientale

Via delle Beccherie Vecchie prima laterale destra di via dei Capitelli la strada prese il nome dal macello che venne qui trasferito dall'attuale piazza Unità d'Italia, nel 1650, prima che fosse nuovamente trasferito nei pressi dell'attuale via delle Beccherie.

Piazza Cavana: sopra, vista da Via Boccardi, casa Prandi antica e nobile famiglia triestina (lo stemma nella foto a destra). Di origine longobarda, di Padaro nel Trentino, con Francesco Prandi sono cittadini di Trieste già dal 1529. Bernardino Prandi abitava in Cavana e nel 1626 riceve lo stemma a Vienna dall'imperatore. La famiglia nel 1700 ha ricoperto importanti cariche al Comune della città. Ferdinando I nel 1700 li eleva concedendo il predicato Prandi d'Ulmhort. Dal 1842 fanno parte della nobiltà Tirolese e nel 1947 viene loro concesso dal Papa il titolo di Conti Pontifici. Fedeli servitori dell'Impero Austro-Ungarico, si rifiutarono di aderire all'Esercito Italiano e al Partito Fascista e furono mandati al confino in Sardegna.

Via Alberto Boccardi con il retro di Casa Fontana
Sopra: Casa Hoffmann che fa angolo con Via dei Capitelli che dal 1807 al 1817 fu sede della storica Scuola di Nautica.


Via del Sale (da piazza Cavana a via della Pescheria) - Denominazione ottocentesca, che ricorda l'esistenza dell'antico magazzino del sale che venne demolito nel 1821. Si trattava di un edificio importante, perchè fino dal 1693 il commercio del sale marino era stato dichiarato monopolio dell'erario sovrano. Da ricordare che sul muro delle scale della casa in via del Pesce n 2 si trova affrescata una riproduzione della lapide che ricordava la battaglia di Zenta del 1697, che ornava la facciata del magazzino del sale.(Fonte Dino Cafagna)


Via della Pescheria
Via dei Fornelli con la Antica Trattoria Ghiacceretta dove il Duca Amedeo D'Aosta aveva l'abitudine di andare a mangiare pesce per il quale la trattoria, aperta da più di mezzo secolo, era famosa. - Via dei Fornelli (da via della Pescheria a via del Fortino) Denominazione sette-ottocentesca suggerita dalla presenza, alla fine del XVIII secolo, di alcune caldaie per la lavorazione dei bozzoli dei bachi da seta, operazione preliminare per la preparazione della seta.

Via della Pescheria: da Via del Pesce a Piazzetta dello Squero Vecchio, così chiamata pwerché portava al mercato del pesce posto fino al 1806 tra Via del Pesce e Via della Sanità, oggi Armando Diaz.
Via della Pescheria 5
Via del Pesce dove si svolgevano le operazioni che precedevano per legge l'immissione del pesce alla vendita.
L’isolato compreso tra via della Pescheria e via Diaz era attraversato nel medioevo dalle mura che delimitavano la zona di Cavana. L’edificio di via della Pescheria, al numero civico 9, è iificL’isolato compreso tra via della Pescheria e via Diaz era attraversato nel medioevo dalle mura che delimitavano la zona di Cavana. L’edificio di via della Pescheria, al numero civico 9, è identificato dagli studiosi con la torre detta “Tiepolo”. La torre venne, nei secoli successivi, abbassata e trasformata in abitazione civile. La sua struttura conserva ancora la disposizione originale a tre piani più soffitta e una camera per piano; la ridotta altezza dei suoi solai giustifica la definizione popolare datele di "casa dei nani". (Fonte: Dino Cafagna)


Via di Cavana

Via di Cavana

Via di Cavana

Via di Cavana 12 L'edificio s'inserisce nella fase di espansione settecentesca del rione detto di Cavana, all'interno del Borgo Cittavecchia. Il palazzo, di cui rimane sconosciuto il nome del progettista, viene costruito a fine XVIII secolo; esiste solamente un disegno di sopraelevazione datato 1831 e firmato dall'architetto Giovan Battista de Puppi. L'edificio è destinato fin dall'origine ad ospitare attività commerciali al pianoterra e unità abitative ai livelli superiori. Ulteriori opere di ristrutturazione hanno interessato il palazzo nel 1861 su disegno dell'architetto Lorenzutti e limitatamente alla facciata del pianoterra nel 1965. La struttura, con pianta rettangolare, è costituita da tre piani fuori terra. Affaccio principale su Via di Cavana, secondario su Via Madonna del Mare. La facciata principale è caratterizzata dalla presenza del motivo del portone monumentale, adottato nelle dimore cittadine fine settecentesche come denuncia esteriore del prestigio individuale. La soluzione visibile nell'edificio in esame rappresenta una sintesi tra il "barocchetto" d'ispirazione bavarese e un "recupero quasi canonico dell'ordine" come sviluppato anche nella vicina Casa Vicco (Firmiani, 1989). Il portone d'ingresso collocato al centro del prospetto principale risulta inquadrato da semi pilastri su alti piedistalli a sostegno di una trabeazione decorata con metope e triglifi. Il portale ad arco a tutto centro è arricchito da un panduro raffigurante una testa d'uomo. Al primo piano è collocato un balcone con parapetto in ferro battuto con motivi geometrici su cui si apre una porta fiestra con cornice curvilinea. Le finestre di forma rettangolare sono caratteirzate da cimasa lineare in pietra. La superficie muraria è trattata ad intonaco di colore rosa. Elementi ornamentali esterni: Parapetto in ferro battuto con motivi geometrici al primo piano del prospetto principale - Fregio decoratro con motivi classici, metope e triglifi, in corrispondenza della trabeazione del portale centrale - Panduro raffigurante una testa d'uomo in chiave di volta del portone d'ingresso.

Sopra: Casa Pepeu costruita per Moisè Marchioni e A.C. Jesurum nel 1804, come si desume dalla data riportata nell'arco del portone principale, su disegno dell'architetto Francesco Balzano, a cui spetta anche l'originale progetto neo-cinquecentesco della distrutta Sinagoga nel vecchio borgo. Il progettista di formazione dalmata rappresenta un unicum nel panorama cittadino di fine Settecento rispetto agli architetti triestini della svolta neoclassica. Il palazzo, caratterizzato da "spunti sanmicheliani e sansoviniani" (Tull Zucca, 1976), viene destinato ad ospitare diversi appartamenti, tra cui quello dello studioso Francesco Pepeu, da cui il nome dell'edificio. Tra i personaggi qui ospitati si segnala il console di Francia Maurice Séguier favorevole all'arrivo di Napoleone durante la seconda e terza occupazione francese. Agli inizi dell'Ottocento nel palazzo viene ricordata la presenza di una scuola di lingua italiana. Tra il 1881 ed il 1898 i locali del pianoterra sono stati interessati da interventi di ristrutturazione. (da: http://biblioteche.comune.trieste.it)

Palazzo (Antonio) Vicco costruito tra il 1796 ed il 1797, tra Via Cavana e Via dell'Annunziata. Nel 1831 il palazzo venne destinato a residenza della curia vescovile. Al posto dell'attuale palazzo sorgeva l'Ospedale dell'Annunziata eretto ai tempi del vescovo Rodolfo de Pedrazzani (1302-1323), riedificato nel 1355, fu affiancato da una cappella dedicata alla B.V. Annunziata, da cui deriva il nome della via. In seguito alla demolizione per ordine sovrano dell'ospedale e della chiesetta, nel 1795 il fondo fu acquistato dal negoziante portoghese Antonio Vicco. Dal 1813 al 1820, anno della sua morte, nel palazzo fu ospitato, in esilio scappato dalla Restaurazione, Giuseppe Fouché, duca d'Otranto, ministro degli interni di Napoleone.

Sopra: Fabbricato realizzato nel 1788 su progetto dell'architetto Sebastiano Zanon. Sul fondo nel quale il convento dei padri Cappuccini, con l'annessa chiesa, costruiti nel 1617. Il convento fu soppresso nel 1784, e nel 1786 i locali vennero adattati a ospizio per gli orfani.
L'anno successivo gli immobili furono venduti all'asta pubblica. Nella lunetta del portale d'ingresso vi sono le lettere N.G., iniziali di Nicolò Grassi, il primo che abitò nella casa. Al piano terra vi è una Farmacia, già della famiglia Benussi dagli anni Venti.
Negli anni Cinquanta l'immobile era di proprietà del medico lussignano Lamberto Gladulich. L'immobile è documentato anche con le denominazioni "casa Kossovitz" e "casa Giussani". (da: http://biblioteche.comune.trieste.it)

Palazzo Fecondo - "Il fabbricato fu costruito nel 1789 su progetto dell'architetto Andrea Fister. L'edificio, in stile neoclassico, è noto anche con il nome di casa Fecondo, dal nome del proprietario: Gasparo Fecondo de Fruchtental. L'immobile fu oggetto di successivi interventi. In particolare la sopraelevazione dell'ultimo piano è certamente posteriore all'edificazione della casa. Tra il 1890 e il 1911 fu modificata la facciata al pianterreno. Il portale d'ingresso è sormontato da un mascherone. In questo edificio, tra la fine del Settecento e il 1817 aveva dimora il console di S.M. Britannica Edward Stanley giunto a Trieste nel 1788. Nella casa nacque lo studioso Luigi de Jenner, come ricorda l'epigrafe apposta sulla facciata dal Comune nel 1950. L'edificio è stato ristrutturato tra il 2001 e il 2002. " ( Fonte: bibliotechecivichedelcomune)

Via di Cavana 15

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