Trieste Cittavecchia - 1
Cittavecchia con Piazza Cavana è il vecchio cuore popolare di Trieste. In questa zona si susseguono palazzi del '700 e dell'800 e vi confluiscono stradine che un tempo ospitavano i postriboli popolari, frequentati dagli equipaggi delle navi che attraccavano al porto. Ancora oggi è il luogo in cui si possono trovare i vecchi negozi di frutta e verdura, cooperative, librerie, ma anche negozietti di prodotti tipici triestini. La zona di Cavana è famosa anche per due episodi fra storia e leggenda. Il primo riguarda Joseph Fouché, il cattivissimo ministro degli interni di Napoleone, inventore della polizia moderna e dei servizi segreti, che fu ospitato a Palazzo Vicco (oggi sede dell'arcivescovado) e mori a Trieste il giorno di Natale del 1820: durante il funerale, la bara scivolò a terrà e si aprì, rovesciando il cadavero, segno - secondo la leggenda - della scarsa predilezione dei cieli per il morto. Il secondo episodio narra invece la storia della congiura dei Ranfi del 1313, che ebbe luogo proprio a Cavana. Probabilmente si trattò di una congiura filoveneziana per stabilire una signoria. La vera storia è avvolta nel mistero, ma Matteo Ranfi e i suoi figli furono condannati a morte, le donne della famiglia esiliate e le case abbattute fino alle fondamenta: da quel giorno in questo spazio nessuno ha più costruito nulla. (da:http://www.minube.it/).
Adattandosi al pendio naturale del colle di San Giusto, l'edificio sorge nel cuore dell'antico rione di Città Vecchia, all'angolo tra via Battaglia e la principale via Donota; quest'ultima, che ricalca il tracciato di una strada romana, forse prolungamento del cardo maximus, si sviluppa parallela alla curva descritta dalla parte superiore del Teatro Romano.

La struttura in esame sorge su una preesistenza di origine medievale, come confermato dagli scavi condotti nel 1982 dalla Soprintendenza archeologica di Trieste; l'intervento ha permesso di identificare l'originaria muratura, costituita da blocchi di arenaria ben squadrati, e la presenza, nello strato più profondo, di frammenti di tegole e intonaco giallo e rosso, accanto a lacerti di mosaico a tessere nere, testimonianze di antiche abitazioni. A caratterizzare l'edificio al n- 16 è una bifora medievale, visibile sulla facciata principale, ad archetti a sesto rialzato in pietra d'Istria, con un'esile colonnina centrale, arricchita da un capitello a forma di piramide quadrangolare tronca e capovolta. Un'ulteriore finestra, di cui rimangono solo poche tracce, si apre in corrispondenza dell'angolo sinistro del prospetto. L'edificio, sviluppato su quattro piani più abbaino, opresenta un accesso anche lungo la salita di Via Battaglia. La planimetria interna si presenta piuttosto articolata e irregolare, a causa dei diversi interventi che hanno interessato la preesistente struttura medievale. (http://biblioteche.comune.trieste.it/)


L'edicola posta tra Via di Donota e Via del Crocefisso
- Via di Donota - sopra il Teatro Romano - era una delle strade principali, piena di botteghe e venditori ambulanti. Qui i fratelli Ploner, costruttori di fisarmoniche molto noti, crearono una nuova tastiera (nota come tastiera alla triestina) che ottenne un significativo successo nella Mitteleuropa tra la fine dell'800 e l'inizio del 900. Via di Donota era anche abitata da molti lavoratori del mare e nello sciopero dei fuochisti del Lloyd nel febbraio del 1902 fu uno dei maggiori centri di resistenza. Al numero 6 della via nel 1625 nacque Giovanni Maria Manarutta, (Morto a Venezia nel 1713) che prese il nome di Ireneo della croce. Predicatore carmelitano e cronista triestino,. visse nei conventi di Venezia e di Padova, con frequenti soggiorni nella città natale. La sua opera (Historia antica e moderna, sacra e profana ... della città di Trieste ... fin'a quest'anno 1698) fu stampata a Venezia a spese del comune triestino e di alcuni privati cittadini
- Via di Donota (da largo Riborgo a via del Seminario): La strada un tempo aveva inizio dalla scomparsa piazzetta San Giacomo, l'intera zona mutò aspetto nel 1935 con la demolizione di un gruppo di dodici case comprese fra le vie Donota, della Ghiaccerae di Riborgo, che portò alla creazione dell'attuale largo Riborgo. All'angolo di via Donota e via Battaglia nel 1981 durante i lavori per il recupero edilizio condotto dall'Istituto Case Popolari, vennero ritrovati importanti ruderi romani, in una sucessiva campagna di scavi condotta dal 1982 al 1986, vennero alla luce un edificio risalente al I secolo, tombe a fossa del IV secolo, altre sepolture e anfore, tutto ciò ora è visibile nell'Antiquarium di via Donota, aperto dalla Soprintendenza in data 14 dicembre 198 (Fonte: Margherita Tauceri)
L'antica edicola con il vecchio crocifisso, poi rubato. Via del Crocefisso: è un toponimo settecentesco dovuto a un tabernacolo con un crocifisso ligneo detto "Pontal de Cristo", posto all'inizio della via e che si trova all'angolo con via di Donota. L'originale, di origine almeno settecentesca, è stato distrutto dal fuoco nel 1931 e sostituito da un altro appositamente eseguito (questo), che fu però trafugato assieme alla corona sovrastante, l'antivigilia del Natale, il 23 dicembre 1980. L'Associazione commercianti ed esercenti e il comitato "Fiorire Trieste" fecero realizzare un nuovo crocefisso, una versione moderna, ad opera dello scultore Renzo Possenelli, che fu posto nell'edicola il 30 ottobre 1987. - (Fonte: Dino Cafagna)

Via del Crocefisso: toponimo settecentesco dovuto all'edicola detta "Pontal de Cristo" che si trova all'angolo con via di Donota L'originale forse di origine medioevale è stato distrutto dal fuoco nel 1931 e sostituito da un altro appositamente eseguito, che fu trafugato assieme alla corona sovrastante, il 23 dicembre 1980. L'Associazione commercianti ed esercenti e e il comitato "Fiorire Trieste" fecero realizzare un nuovo crocefisso ad opera dello scultore Renzo. Possenelli che fu posto nell'edicola il 30 ottobre 1987. Il crocefisso rubato era stato restituito danneggiato, qualche mese dopo il furto lasciato in un confessionale, restaurato a cura del laboratorio di Viviana Deffar e Donatella Russo Cirillo è stato riposizionato nella sua sede originaria in data 23 maggio 2004 Lungo la strada si trova la piccola edicola dedicata a S.Maria, a protezione della via , la cupoletta con le finestre in vetro è scomparsa, ma l'edicola con la madonnina è stata restaurata. Sulla base c'è scritto A 1834. (Fonte: Margherita Tauceri)
Via del Crocefisso: IN TE DOMINI SPERAVA - 1748
Via del Crocefisso: Madonnina del 1834 posta a protezione della Contrada del Crocefisso in Via del Crecefisso


Via del Collegio
Via del Collegio: I gesuiti si stabilirono a Trieste all'inizio del XVII secolo e nel 1620 iniziarono la loro attività di insegnamento nella città giuliana. In quegli stessi anni i padri gesuiti acquistarono diversi fondi e stabili urbani al fine di ottenere lo spazio necessario all'edificazione dei loro fabbricati. Nel 1627 ebbe inizio la costruzione della chiesa di Santa Maria Maggiore e dell'edificio destinato ad ospitare il collegio dei gesuiti. Un contributo importante fu quello dell'imperatore Ferdinando II che, a partire dal 1621, concesse una rendita perpetua di 600 fiorini annui per il futuro collegio. Nel 1695 il collegio era terminato. All'interno, spaziosi corridoi si alternavano a celle, i sotterranei si congiungevano con quelli della vicina chiesa. Nel 1750 nel collegio dei gesuiti fu aperta la scuola di lingua latina, grammatica e retorica e, nel 1753, la scuola di matematica e nautica. Nel 1773, a seguito della soppressione della Compagnia di Gesù, con la bolla pontificia di Papa Clemente XIV, il collegio venne dichiarato ducale. di seguito, nel 1781 l'edificio fu trasformato in caserma per i cannonieri
venuti dalla Boemia. Poi,nel 1822, fu destinato a carcere criminale. L'immobile fu restaurato nel 1957. Negli anni Settanta lo stabile ospitava il convento dei Frati Minori Francescani di Santa Maria Maggiore. Attualmente l'edificio è di proprietà della Regione Friuli Venezia Giulia.

A sinistra: Androna S. Saverio 2 e Via del Seminario 2. L'edificio del seminario viene eretto nel 1713, su preesistenze più antiche, per volere del conte Mattia della Torre, cu si deve la dotazione di un capitale di 9.000 fiorini. L'istituto ecclesiastico per lo studio della lingua latina e per l'educazione dei giovani nobili, conosciuto anche come Seminarium Sancti Francisci Xaverii, viene aperto il 4 novembre 1713 sotto la direzione dei gesuiti. Anche dopo la soppressione dell'ordine avvenuta nel 1773, l'edificio rimane destinato all'insegnamento; qui, troviamo inizialmente le scuole ginnasiali, poi nel 1781 le scuole normali tedesche. Risale al 1836 l'apertura di un ospedale sussidiario, sostituito in seguito da una Caserma di Polizia. Il 20 agosto del 1851 l'edificio del Seminario viene acquistato dal Comune di Trieste che delibera i suo recupero al fine di collocarvi le civiche scuole popolari di Città Vecchia.
L'aspetto attuale dell'edificio è il risultato dei restauri e delle modifiche eseguite a metà Ottocento; un restauro successivo prende avvio nel 1989. Indagini di carattere archeologico effettuate a partire dal 1986 sul fondo occupato dall'edificio e dal cortile, hanno messo in evidenza una serie di strutture murarie appartenenti al tratto di mura cittadine erette da Ottaviano nel 33 a.C. I resti archeologici, opportunamente conservati, sono tuttora visibili nella parte che un tempo era occupata dal cortile dello stabile.
L'immobile presenta una pianta poligonale e si sviluppa per quattro piani fuori terra più sottotetto abitabile. Il piano terra è rivestito da intonaco grigio trattato a corsi orizzontali, mentre i piani superiori sono trattati ad intonaco di colore giallo su cui spiaccano delle fasce marcapiano leggermente aggettanti. Sul lato con affaccio su Via del Seminario si apre il portale ad arco incorniciato da conci di pietra bianca disposti a pettine, arricchito da una lastra di pietra recante l'iscrizione "CAPO SCUOLA NORMALE". (da: http://biblioteche.comune.trieste.it)

Sopra e sotto: Via di Crosada da via del Teatro Romano a via dei Capitelli. Toponimo di antichissima origine, attestato nel XIV e XV secolo in varie forme, tra cui Crosara, Groçaria (a. 1480) e Crosada. Ha il significato di «crocicchio», incrocio di strade. La via di Crosada, che fino al Settecento era la strada abitata dai nobili cittadini, ha mutato aspetto nell'ultimo mezzo secolo; scomparsi gli edifici sul lato a sinistra con le demolizioni degli anni Trenta, rimangono superstiti le case al lato opposto, disabitate e in gran parte fatiscenti. (Trampus 1989)

Via di Crosada. Il modesto palazzo, oggi completamente in rovina (foto sopra a sinistra) con il panduro sul portone principale, un tempo era conowciuto come Casa Francol dal nome della famiglia che era proprietaria. La famiglia dei nobili di Francolsperg, anticamente originaria della Spagna, giunse a Trieste nel 1300 e nel 1335 fu accolta tra la nobiltà triestina.
Sul posto nel 1358 vi fu costruito un pozzo e questo potrebbe esere lesatto anno di costruzione della casa.
I Francol erano famosi in campo militare e il più famoso fu il capitano dei moschettieri a cavallo Daniele che cadde nelle guerre gradiscane nel 1616. La storia narra che per una archibugiata cadde con il suo cavallo che fu, per la sua mole, avvistato dal nemico che uccise Daniele a colpi di spada mentre era ancora vincolato al suo destriero con le briglie.
Casa Francol era nota per la vita mondana che vi si conduceva, vita che continuò anche dopo che la famiglia Francol non ne era più proprietaria, perché agli inizi dell'800 al piano terra c'era una nota trattoria, Al papagallo, frequentata assiduamente da una famosa compagnia di buontemponi.


A sinistra: Via di Crosada 1. L'edificio giallo a fianco del fattiscente palazzo dei Crosada, di cui non si ha una datazione precisa, è probabilmente precedente al 1775. Infatti, nel 1775 il consigliere Francesco Guadagnini risultava proprietario di una casa in via di Crosada successivamente intavolata con la partita tavolare numero 177. Nel giugno del 1870 l'edificio fu acquistato da G. Lovrich, che lo trasferì alle sorelle Sofia e Maria Bojazoglù. Nel 1874 l'immobile fu venduto a Teresa Osgualdini, che a sua volta lo cedette, nel 1884, a Luca Cossancich. L'immobile è stato recentemente interessato da lavori di restauro. Il portale ad arco presenta decorazioni a rilevo con motivi vegetali e floreali. In chiave d'arco è scolpita una rosellina. Sui pilastri che sostengono l'arco sono raffigurati motivi a scudo araldico.

In Via di Crosada, oggi quasi scomparsa a seguito delle demolizioni avvenute sotto il fascismo, aveva la sua fabbrica di carte de gioco Bartolomeo Mengotti che fu il primo a introdurre nelle carte italiane l'inversione a specchio delle figure. Incideva personalmente gli stampi aggiungendo motti, sentenze e frizzi mordaci. La prima fabbrica di carte da gioco triestina risale al 1759 e il proprietario era Raffaele Marsiglio.
Sempre in Via di Crosada, il 24,09,1904 il bracciante Antonio Freno uccise con una coltellata la guardia Luigi Nagode che era intervenuta perché il Freno assieme ad alcuni compagni, usciti dall'osteria Al pozzo d'oro, disturbavano l'ordine pubblico facendo rumore e il Freno già in precedenza essendo stato arrestato dal Nagode era convinto che la guardia ce la avesse con lui. L'avvenimento divenne soggetto di una canzone che divenne popolare grazie a Paolo Razza, detto Paolo l'Orbo
.

Via dei Cavazzeni - Antica famiglia triestine - Il fabbricato al n.9 fu costruito attorno alla metà del Seicento in via dei Cavazzeni. Antonio Tribel, nel 1884, lo descrisse come un vecchio edificio di cinque piani con tre finestre; l'unico di una qualche importanza in quella via. Nel 1796 l'edificio era di proprietà di Antonio Bonifacio che vi aveva aperto al suo interno un'osteria conosciuta con il Il fabbricato fu costruito attorno alla metà del Seicento in via dei Cavazzeni. Antonio Tribel, nel 1884, lo descrisse come un vecchio edificio di cinque piani con tre finestre; l'unico di una qualche importanza in quella via. Nel 1976 l'edificio era di proprietà di Antonio Bonifacio che vi aveva aperto al suo interno un'osteria conosciuta con il nome di "osteria del Zonfo" . Sopra il portone d'ingresso era collocato uno scudo gentilizio raffigurante mura a torri sormontate da tre palle, incorniciate da mezze palmette. Probabilmente si tratta dello stemma di David Rigola Pergomen, morto nel 1649. Lo scudo è stato rimosso dalla facciata negli anni Ottanta del secolo scorso. Da: http://biblioteche.comune.trieste.it/)

Via dei Cvazzeni n.4
BELLIS NUNC CESTIS HAC CAESAR PACE TRIUMP FIAT LAETANTI POPULO TUNC FUIT ISTA NOUA


Via dei Cavazzeni n.6a con scolpito l'anno di costruzione 1736 - Nel centro il simbolo del Cristo

 


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