I delitti della Costellazione Azzurra


E'
un romanzo thriller sempre ambientato a Trieste con alcuni dei personaggi del thriller precedente: LA SOFFITTA.
La trama racconta di una serie di cruenti delitti che avvengono ai giorni nostri, delitti collegati al naufragio di un brigantino del Lloyd Austriaco nel 1858.
Mentre la polizia con il commissario Altamura indaga per scoprire il movente e cercare l'autore dei delitti, Riccardo per uno strano caso del destino è interessato alla stessa cosa che sta cercando l'assassino.
Inizia così una spietata caccia al tesoro. Una gara senza respiro tra delitti e colpi di scena, mentre il passato ritorna dalle nebbie del tempo.




ISBN: 978-88-6259-518-6
Pubblicato in versione cartacea e in formato E-Book da:

I delitti della Costellazione Azzurra
l'inizio della storia...


Parte I

16 settembre 1858 - La preparazione.

Doveva fare molta attenzione per non farsi sentire dalla guardia in coperta, nonostante il rumore del mare e del vento. Quella era la notte perfetta per ciò che voleva fare e non intendeva rimandare. Anche gli scricchiolii dello scafo lo proteggevano, mentre, inginocchiato accanto alla spessa trave del paramezzale, continuava a scavare il legno con la lama robusta e affilata che si era procurato nella cala del mastro carpentiere.
Dopo un’ora di lavoro, la cavità gli sembrò adatta a contenere la giusta quantità di polvere: l’esplosione avrebbe aperto una falla sufficiente ad allagare il locale in breve tempo, una falla non tale da far affondare immediatamente la nave, ma sufficiente per impedire agli uomini di scendere sottocoperta, nel punto più basso dello scafo, per tentare di turarla.
Pulì la cavità dei trucioli e la rivestì con una pezza di tela catramata per isolare l’umidità del legno. Poi infilò dentro il sacchetto della polvere, vi praticò uno strappo ed inserì la treccia intrisa anch’essa di polvere, adattandola alla forma del paramezzale, fino alla sua superficie superiore. Da qui, con un secondo sacchetto, iniziò a spargere altra polvere, procedendo verso poppa e la scaletta che portava dalla sentina al ponte superiore. La miccia era abbastanza lunga da consentirgli di raggiungere la sua cabina.
Arrivato al primo gradino, si liberò del sacchetto e dei suoi avanzi di polvere e tornò indietro per raccogliere alcuni sacchi di zavorra. Li sistemò a fianco e sopra il punto scavato del paramezzale. Avevano due compiti da svolgere: attutire il rumore dello scoppio e obbligare l’esplosione a sfogare verso il basso, direttamente sul fasciame della carena, nel punto più immerso dello scafo.
Terminata l’operazione, ritornò sulla scaletta, tolse di tasca l’acciarino e con un gesto secco accese la miccia. Diede un ultimo sguardo veloce alla montagnola dei sacchi di zavorra, diede fuoco alla polvere e iniziò a salire velocemente. Fra poco, avrebbe dovuto riassumere il suo ruolo e occuparsi delle operazioni d’abbandono della nave.
D’ora in poi, la sua vita sarebbe cambiata radicalmente. Sarebbe diventato ricco, e la ricchezza dava il potere, quello che aveva cercato tutta la vita, solcando gli oceani e privandosi anche delle cose più semplici, come stare una sera davanti al fuoco con la sua adorata moglie. Ma la sua era anche una vendetta, una rivalsa contro quegli incapaci burocrati della Compagnia che lo avevano privato dell’orgoglio di comandare uno dei nuovi bastimenti a vapore, relegandolo a bordo di quel vecchio brigantino.

continua...




MENU DEL SITO

 
 

Questo sito con gli scritti e le immagini che lo compongono
è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons
Creative Commons License